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Al Bano Carrisi

05.12.13

Quanto è buono l'uomo bianco
di Silvestro Montanaro

Da ieri sera, il bagaglio culturale degli italiani si è finalmente arricchito di vere e proprie perle di conoscenza. Mission, la social Tv di Giancarlo Leone e della Unhcr& Intersos, ci ha regalato informazione vera, roba che finirà, e giustamente, nei libri di scuola.

 

Non importa che il programma fosse malamente girato e peggio ancora montato, con tagli da boscaiolo impazzito. Non importa che le scelte musicali fossero stucchevoli e tendessero biecamente a provocare commozione. Non importa che mancasse una narrazione complessiva e tutto fosse affastellato a buon peso sotto un’inesistente conduzione. Ed ancor meno l’uso dilettantesco, persino compulsivo, di scritte in sovraimpressione, che chiunque sappia un minimo di televisione sa che sono il veicolo più inidoneo a valorizzare un contenuto.

 

I mezzi a disposizione erano pochissimi, diciamoci la verità. Una milionata di euro, l’ammiraglia della televisione pubblica, la più potente agenzia delle Nazioni Unite e la più potente organizzazione non governativa del nostro paese, non potevano certo offrirci di più e di meglio.

 

Finalmente, e grazie a loro, l’Italia conosce, e spero il prodotto venga ceduto gratuitamente alle televisioni di tutto il mondo per il suo grande valore culturale, cosa pensano, di un grande problema del nostro pianeta, Albano Carrisi e le sue figlie, tal Candida Morvillo ed un attore di cui mi spiace non ricordare il nome. Cosa sarebbe stata la nostra vita senza questo importantissimo contributo all’arricchimento della mente e dello spirito?

 

Sullo sfondo, e molto poco, quasi sempre ai margini, i protagonisti del grande problema sul quale queste straordinarie anime si cimentavano, i profughi. Si, il mondo che il mondo non vuole vedere e che anche ieri sera non si è visto. Un mondo verso il quale provare pietà, del quale ricordarsi sotto Natale. Un mondo afflitto da orchi crudeli e misteriosi. La guerra, i tiranni, i colpi di stato, i ribelli… Non una notizia in più, solo evocazione di mostri e mai una ragione di fondo, un interesse geopolitico o economico, dei nomi… Niente, niente di niente.

 

Che importa sapere delle responsabilità neocolonialistiche della Francia nella crisi del Mali? A chi mai può interessare sapere che la povertà di tanti pezzi di mondo è figlia di scelte a tavolino a fini politici ed economici? Chi vorrebbe mai perder tempo a saperne di più sullo sporco groviglio di interessi alla base della tragedia siriana? Sciocchezzuole. L’importante era, come il bravo Cucuzza ha valorizzato con l’unica domanda, quasi un disco rotto, che ha fatto per tutta la serata cosa avessero provato i nostri eroi nella fantastica terra del dolore.

 

E c’era anche il lieto fine.

A Rosarno è sparito il razzismo ed il lavoro nero. Ne volete una prova? Eccovi servita una bella squadretta di calcio fatta di immigrati. Tutti sicuramente dotati di contratto di lavoro regolare e case in cui vivere a dignità umana. Tutto risolto. E guardate il pubblico in studio. Tantissima gente di colore, più di quanta se ne sia mai vista in tutti gli anni di vita della televisione pubblica. Siamo un paese di grande integrazione. Guardate. Tutti compiti e soprattutto silenziosi.

 

E sui grandi problemi del mondo, sui profughi, non amareggiatevi, non preoccupatevi. Basta un euro e cambierete il mondo. Con 5 o 10, poi, cambierà più in fretta. Serviranno a finanziare il lavoro degli “angeli custodi” dei poveri, degli incerottatori dei mali del mondo, quei santi di Unhcr ed Intersos. Angeli purtroppo incompresi. Tanto che alcuni dei poveri aiutati, gente senza cuore, si permetteva, in alcune sequenze dei filmati, di criticarli. Perché? Non importa saperlo e non lo sapremo. Cosa vuoi sperare da dei miserabili? Versate il vostro euro, mettete la ricevuta del versamento accanto a panettone ed albero di Natale ed avrete salvato il mondo. Se poi qualcuno vuole far di più, faccia come i nostri eroi. Vada per un paio di settimane in questi luoghi a dar una mano, a regalare un sorriso. E soprattutto non dimentichi di cantare una delle nostre canzonette a qualche bambino impaurito. Nascerà un nuovo tipo di turismo. Ovviamente, senza rimborso spese. Quello è solo per le nostre grandi anime.

 

Devo dirlo, ho provato tanta vergogna. Se questo è servizio pubblico, bene hanno fatto a chiudere C’era una volta. Se il compito della Rai è offrire tanta banalità, rassicurare così stupidamente e a caro prezzo, prendere per i fondelli i telespettatori, è bene che quel programma sia stato chiuso e che io sia fuori da quel che resta di quella che era la più importante industria culturale e dell’intrattenimento del nostro paese.

 

Devo dirglielo, signor Leone. Ho provato grande tenerezza per gli smarrimenti da Alice nel paese delle meraviglie di alcuni dei suoi vip. Soprattutto per le due figliole di Albano. Sono cresciute con la televisione e l’informazione che lei e quelli come lei hanno offerto in questi anni. Un racconto superficiale e bugiardo dei grandi problemi del mondo. Non è il mondo che non vuol sapere di certe faccende, siete voi ad aver sempre negato la possibilità di conoscerle, e criticamente.

 

Avete scelto di costruire una platea di consumatori del vostro quotidiano sciocchezzaio, non cittadini del mondo. Far diversamente era possibile, ma avrebbe fatto scricchiolare poltrone e carriere. Le vostre. Avete scelto di proteggerle. Non c’è niente nei vostri palinsesti che ci aiuti a leggere la complessità del nostro mondo, che ci consenta di guardare alle sue regole vere e ai suoi nuovi poteri. Che ci fornisca qualche strumento vero di partecipazione consapevole ai grandi cambiamenti in corso. Ancora una volta avete scelto di tacere, avete nascosto, non vi siete fatti nemici. Non avreste potuto far diversamente. Siete scelti e nominati dalle stesse logiche che sono alla base dei mali che avete fatto finta di raccontare.

 

Agli “angeli” dell’umanitario, ma solo a quelli in buona fede, chiedo di ribellarsi a certe logiche di bieco pietismo colonizzatore. È tempo di far autocritica sull’umanitario. Non potete accettare ulteriori offese alla dignità della gente di cui condividete il dolore e al vostro lavoro. Siete ridotti a metter cerotti, per giunta costosissimi visti i salari da paura e l’elefantiaca burocrazia delle vostre organizzazioni, a mali del mondo le cui ragioni non mettete più in discussione. Curate feriti e affamati che torneranno ad essere feriti ed affamati da nuove guerre e nuove tempeste sulle cui ragioni avete smesso da tempo di intervenire.

 

E chi tace, diventa complice. Il volontariato aveva una missione profetica solo nel suo originario mostrare che un altro mondo era ed è possibile. Se diventa carriera, status e potere, è altra cosa e fa persino orrore.

 

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