

Interrogazione presentata dall' Onorevole Dalila Nesci (M5S)
Al Presidente della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
21 novembre 2013
Premesso che:
a partire dalla stagione televisiva 1999-2000, la Rai mandò in onda il programma di documentari ed inchieste dal titolo “C’era una volta” che raccontò, attraverso le vite quotidiane di tanti bambini, i grandi mali del pianeta. Tale programma, in collaborazione con Nazioni Unite, Istituti Missionari e mondo delle Ong, godette del supporto di Nelson Mandela e Jorge Amado, tra gli altri grandi nel mondo che ne vollero segnalare l’importanza. “C’era una volta” venne dichiarato un successo dalla Rai che lo raccontò come programma dell’anno. A “C’era una volta” ed al suo autore, il giornalista Silvestro Montanaro, giunse l’alto riconoscimento della Presidenza della Repubblica e delle Camere riunite, per l’opera svolta a favore dei diritti dei minori;
negli anni successivi, fino al 2012, a costi contenuti, “C’era una volta” ha prodotto e mandato in onda circa 200 documentari ed inchieste su: violazioni gravi dei diritti umani nel mondo; crisi e conflitti e loro ragioni ignorate da tanta parte dei media; condizione della donna nel mondo; traffici internazionali di esseri umani; abusi e comportamenti antisindacali di grandi compagnie multinazionali e grandi marchi della moda e del settore dell’alimentazione nel mondo; delocalizzazioni selvagge verso i cosiddetti “sud del mondo”; turismo sessuale e reti di pedofila; ragioni dei tanti mali dell’Africa e racconto della sua società civile e culturale; conseguenze drammatiche delle cosiddette “guerre umanitarie”; ragioni ed interessi alla base di colpi di stato e assassini di importanti statisti. Tutti lavori fortemente documentati e senza che mai sia stato possibile, a chi era messo sul banco degli imputati, di poter sporgere denuncia o, nel caso, poter vincere alcuna causa per diffamazione;
molti dei prodotti di “C’era una volta” sono stati alla base di campagne nazionali ed internazionali sui diritti umani. Tradotti in più lingue, utilizzati come strumenti didattici in scuole ed università, momento di incontro e formazione per centinaia di associazioni culturali e di volontariato. “C’era una volta”, in sede di Vigilanza Rai è stata citata, in più occasioni dai vertici Rai, come un esempio positivo del proprio modo di agire, a fronte di critiche sulla scarsa qualità dei servizi informativi resi dall’azienda stessa;
“C’era una volta” ha vinto ed ottenuto negli anni ogni tipo di premio e riconoscimento, nazionale ed internazionale. Il suo autore Silvestro Montanaro è stato tra i cinque selezionati a livello internazionale per l’Oscar del documentario;
“C’era una volta” ha sempre ottenuto ascolti nella media di Rai 3, rete che lo ospitava, nonostante una evidente mancanza di politiche di sua promozione. Più volte ha superato quelle medie, segnando uno dei record storici di ascolti di Rai 3;
negli anni il programma e’ stato via via, “inspiegabilmente”, privato di risorse e mezzi, confinato nella terza serata della programmazione;
parallelamente, agli inizi di dicembre comincerà ad andare in onda un “social reality” dal titolo “Mission”, dal costo ufficiale di 600.000 euro, ma da quello reale molto più alto. Questo programma è bollato da più parte dell’opinione pubblica come un’offesa alla dignità dei telespettatori italiani e dei soggetti, per il motivo che vip o sedicenti tali vorrebbero occuparsi del caso specifico di profughi. La spesa ufficiale prevista consentirebbe la realizzazione di circa 16 puntate di “C’era una volta”;
è in corso una petizione che in poche settimane ha raccolto decine di migliaia di firme perché “C’era una volta” non sparisca dai palinsesti della Rai essendo uno dei rari esempi di autentico servizio pubblico. Tra i primi firmatari: Stefano Rodotà, Maurizio Landini, don Luigi Ciotti, Gino Strada e tanta parte dell’associazionismo laico e cattolico:
si chiede di conoscere:
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i motivi che hanno portato alla decisione di cancellare un programma evidentemente amato, di comprovata qualità ed economicamente sostenibile;
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se, anche alla luce della mobilitazione popolare, nonché delle considerazioni esposte, non intenda l’azienda riconsiderare le scelte effettuate, verificando la possibilità di reinserire nel palinsesto il programma, vista l’indubbia valenza di servizio pubblico ad esso riconosciuto in virtù dell’importante funzione informativa svolta per anni.

